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Eventi

Democrazia a Nordest

  • Ciclo di seminari DANE (Marzo – Giugno 2021)

    Ciclo di seminari a cura dell’Osservatorio “DANE” – Osservatorio Democrazia a NordEst”, afferente al Centro Interdipartimentale di Studi regionali “GiorgioLago”.


    LUNEDI’ 8 MARZO, ore 13:00
    “Elette ed eletti. Rappresentanza e rappresentazioni di genere nell’Italia repubblicana”
    Prof.ssa Patrizia GABRIELLI (Università di Siena)

    Presentazione

    La lezione è dedicata al tema delle rappresentazioni dell’uomo e della donna politica alle origini della Repubblica italiana, una questione in stretta relazione con lo squilibrio nella rappresentanza di Genere che ha investito il dibattito politico e scientifico da diverse prospettive disciplinari.

    La lezione, partendo dal conseguimento del diritto di voto attivo e passivo (1945 e 1946) e sottolineando il processo di definizione della nuova leadership democratica e repubblicana, prende in esame i significati attribuiti dall’“universo semiotico” della politica alle differenze di genere. Sulla base di una ricerca sulle fonti a stampa e d’archivio, prestando attenzione all’abbigliamento, alle “virtu fisiche”, agli spazi, si esaminano le pratiche discorsive sulle elette e sugli eletti nei primi vent’anni dell’Italia repubblicana.

    Per qualche approfondimento sul tema:

    www.eletteedeletti.it

    P. Gabrielli (a cura di), Elette ed Eletti. Rappresentanza e rappresentazioni di genere nell’Italia repubblicana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2020.


    https://mediaspace.unipd.it/media/Seminari%20DANE/1_5jhnnbdp?fbclid=IwAR3UE6bLMiAUVjkygbaIS-NM0-Fn1VLoIQJ2FZ9l6YSLfZ3YF0MoW9H54akhttps://mediaspace.unipd.it/media/Seminari%20DANE/1_5jhnnbdp?fbclid=IwAR3UE6bLMiAUVjkygbaIS-NM0-Fn1VLoIQJ2FZ9l6YSLfZ3YF0MoW9H54ak

    LUNEDÌ 29 MARZO, ore 13:00
    “Immaginare un mondo post-rokkaniano. Vecchi concetti, nuove fratture”
    Prof. Marco VALBRUZZI (Università di Napoli Federico II)

    Presentazione

    È possibile immaginare una politica post-rokkaniana? Venute meno le tradizionali fratture sociali attorno alle quali si erano formati i partiti politici nel corso del XX secolo, le democrazie europee stanno attraversando da alcuni decenni una fase di profonda, radicale trasformazione. Le stesse “rivoluzioni” che avevano dato forma e struttura agli Stati nazionali in Europa non sembrano più in grado di spiegare né le nuove linee di conflitto né le nuove forme di collaborazione tra i partiti politici contemporanei.

    Questa relazione si pone l’obiettivo di elaborare uno schema di analisi per la ricomposizione dei sistemi partitici europei, individuando quelle “giunture critiche” che, nel corso degli ultimi decenni, hanno fatto emergere nuove fratture nella società e, quindi, una diversa configurazione delle relazioni tra elettori e partiti. Facendo leva sullo stesso apparato teorico e concettuale messo a disposizione da Stein Rokkan tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso, questo seminario intende dimostrare che è possibile immaginare una politica post-rokkaniana. Ma a patto di non dimenticare la lezione ancora attuale del grande politologo norvegese. 

    https://mediaspace.unipd.it/media/t/1_35iy49te?fbclid=IwAR19b_iVOMerDhCklrkB3V8dparmzAC1_sX3c5Ccacgjh0AUMin8S83ixmA

    LUNEDÌ 19 APRILE, ore 13:00
    “Donne migranti e vulnerabilità: il Veneto nel contesto italiano”
    Prof.ssa Paola DEGANI (Università di Padova)

    https://mediaspace.unipd.it/media/Seminari%20DANE/1_6xn4aajs?fbclid=IwAR0IgJiPBOYxSQwNQyEGOhsghiUfc3wztHK-rt2NWVoMst6IdfuxUxNgPiY

    LUNEDÌ 3 MAGGIO, ore 13:00
    “Bubble democracy. La fine del pubblico e la nuova polarizzazione”
    Prof. Damiano PALANO (Università Cattolica di Milano)

    Presentazione

    Negli ultimi decenni abbiamo visto ridimensionata la democrazia incentrata sui partiti, a favore del protagonismo politico dei leader. Dagli anni Ottanta le nuove leadership mediatizzate hanno costruito il loro consenso prevalentemente rivolgendosi al “pubblico”, formato dalla sterminata platea televisiva. Oggi i social media innescano la frammentazione del “pubblico” in una pluralità di segmenti privi di radicamento in una sfera comunicativa comune. Dopo esserci lasciati alle spalle la vecchia democrazia dei partiti, ci stiamo così allontanando anche dal modello della democrazia del pubblico. Forse ci troviamo già in una bubble democracy, un nuovo assetto in cui il “pubblico” si dissolve in una miriade di “bolle” in larga parte autoreferenziali e in cui vengono rafforzati i meccanismi di polarizzazione. Con conseguenze molto significative in termini di qualità delle democrazie contemporanee.

    https://mediaspace.unipd.it/media/Seminari%20DANE/1_p4x2vavd?fbclid=IwAR3fsHTUS95rXXXOL2_X3t8DhnOn32dtiwyhGtN0lJsjaWaSVNVsCp0ACUg

    LUNEDÌ 24 MAGGIO, ore 13:00
    “La galassia sovranista e il cambiamento dei sistemi partitici europei”
    Prof. Luca VERZICHELLI (Università di Siena)

    Presentazione

    L’appello alla riappropriazione della «sovranità nazionale» è divenuto nel primo ventennio del ventunesimo secolo il tratto unificante di un gruppo eterogeneo di partiti di destra, dalla diversa origine storica. Prerogativa di questi partiti, solitamente compresi nella più ampia categoria del populismo di destra, è la sfida alle «élites dominanti» in nome delle istanze di un «popolo sovrano» spesso definito in termini rigidamente nativisti o etnici. Comprensibilmente, lo studio di questi partiti si è concentrato sul discorso, fortemente innovativo e spesso dirompente, e sulle rispettive leadership, tutte molto influenti e vocali. Il radicamento istituzionale di questi attori determina oggi il bisogno di studiare approfonditamente anche le loro élites e le loro articolazioni parlamentari.

    La ricerca qui presentata ha due obiettivi tra loro collegati. Il primo, meramente descrittivo, consta in una verifica approfondita circa il livello di innovazione rappresentato da questi attori politici nella cangiante configurazione dei rispettivi sistemi partitici. Il secondo obiettivo invece è di ordine esplicativo: si tratta di stimare i livelli di omogeneità interna e di differenziazione rispetto alle altre «famiglie partitiche» tuttora presenti nello scenario europeo, attraverso una prima analisi dei processi di formazione e circolazione delle loro élite rappresentative. In particolare le congetture basate sulla teoria dell’istituzionalizzazione di questi partiti, oramai socializzati al circuito rappresentativo e in alcuni casi agli ambienti del governo, verranno confrontate con aspettative di segno opposto basate sulle loro peculiarità originarie e specifiche del rispettivo contesto.

    Il progetto, in corso, prevede una ricerca estensiva sulle èlites politiche dei partiti sovranisti. Allo stato viene presentata una prima analisi prevalentemente qualitativa, condotta sui partiti sovranisti in Olanda, Danimarca, Ungheria, e Italia.

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    LUNEDÌ 7 GIUGNO, ore 13:00
    “De-industrializzazione e populismo: il passo è breve?”
    Prof.ssa Gilda ZAZZARA (Università Ca’ Foscari di Venezia

    Presentazione

    Tra gli scienziati sociali americani e inglesi è radicata la convinzione che ci sia un nesso tra aree deindustrializzate e consenso populista. Numerose analisi hanno ricondotto al risentimento della ex classe operaia “fordista” l’elezione di Donald Trump e il successo della Brexit. Si può asserire che qualcosa di simile sia avvenuto anche in Italia? Sembra esserne convinto il sociologo Marco Revelli quando associa il successo populista al «disincanto di quanti, un tempo fieri del proprio ruolo professionale, a cominciare da quello di operaio […] ora vedono arrugginire la propria immagine insieme ai capannoni delle obsolete fabbriche fordiste (M. Revelli-L. Telese, Turbopopulismo, 2019).

    Ma con quali strumenti, con quali metodi, è possibile colmare lo spazio di latenza tra la perdita di centralità della grande fabbrica e l’accettazione dell’offerta politica populista da parte dei suoi eredi diretti e indiretti?

    A questo mira l’incontro con gli studiosi dell’Osservatorio DANE, nella convinzione che se quel nesso ha un fondamento non si è però trattato di un “passo breve”, ma di un lungo processo di cambiamento delle strutture e culture del lavoro, di cui il voto populista esprime solo una dimensione. Il seminario si propone quindi innanzitutto di delineare un possibile programma di ricerca che veda la collaborazione di storici e politologi.